16 novembre, 2018

Elleboro “puzzolente”: Storia, mito e scienza

Elleboro “puzzolente”: Storia, mito e scienza

(fonte Ercole Marchionni www.montagneselvagge.com)

Se è vero che la primavera, con la bella stagione, riporta fiori e germogli, non è comunque vero al tempo stesso che l’inverno non sappia sorprendere con qualche verde sorpresa. L’Elleboro, infatti, è in grado di sopportare bene il rigore del freddo e chiudendo i propri boccioli resiste bene anche con la neve, permettendo una fioritura in epoche davvero anomale per altre piante, ovvero tra gennaio e aprile.

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Tra le molte tipologie di questa Ranuncolacea, la più particolare è probabilmente la cosiddetta puzzolente (Helleborus foetidus), che cresce spontaneamente nei nostri territori ed arriva al massimo splendore tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, con i suoi fiori penduli giallo-verde o verde chiaro bordati di porpora.

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Deve il proprio curioso nome all’odore che naturalmente emana, decisamente poco gradevole. Ha appassionato da sempre storici e studiosi per le sue qualità farmacologiche che, se dosate in modo opportuno possono rivelarsi un’arma pericolosissima. In effetti l’Elleboro è ricco di glicosidi, tra i quali una che porta appunto il suo nome: elleborina.

Grazie a questa e ad altre sostanze tossiche, quali saponine e protoanemonina, può danneggiare irrimediabilmente il cuore o provocare spasmi violenti, convulsioni, delirio e, in casi estremi, anche la morte di chi dovesse ingerirloLa pericolosità di questa pianta era ben nota già in epoca antica e sfruttata, per questa ragione. L’episodio probabilmente più noto lo riporta il grande storico Pausania nel suo Periegesi della Grecia, trattato geo-storiografico scritto nel II secolo d.C. Nel decimo libro dell’opera, infatti, si racconta dello stratagemma con cui Solone difese la città di Atene dai Cirresi pronti ad attaccarla. Egli propose ai propri cittadini di gettare piante di elleboro nel fiume che riforniva d’acqua l’accampamento dei nemici che, colti da dissenteria grave, dovettero rinunciare all’assedio. Secondo alcune leggende, poi, gli ateniesi furono in grado di ripetere l’impresa anche contro i temutissimi nemici di sempre: gli Spartani. Sembrerebbe che anche loro, infatti, siano caduti vittima dello stesso identico stratagemma e di quella che fu definita prima arma chimica della storia delle guerre e dell’antichità.

È pur vero che l’elleboro, però, è anche in grado di curare, se somministrato in dosi ridotte e sotto il controllo medico. È infatti un potente narcotico usato, anche in epoche passate, per sedare attacchi epilettici o crisi di nervi. Per questa ragione, in antichità, molte delle favole o leggende legate a questa pianta, quando non la dipingono come arma, ne parlano come rimedio alla pazzia. Il pastore Melampo, mitico medico ed indovino degli antichi, dopo aver testato gli effetti della pianta sulle proprie pecore, si dice l’abbia utilizzata per guarire anche le figlie di Preto, re della mitica Argo, che credevano, in preda alla follia, di essere divenute delle vacche. Il suo intervento si rivelò a tal punto miracoloso e tempestivo che divenne leggendario e Melampo da povero pastore divenne uno degli uomini più influenti del regno, ottenne la mano di una delle giovani figlie del re che aveva salvato, il re gli donò parte del regno e passò alla storia col titolo onorifico di Purgatore.

“Hai bisogno dell’Elleboro” divenne, col tempo, un modo comune per dire a qualcuno che probabilmente era pazzo e perfino l’imperatrice Agrippina, preoccupata delle follie del giovane figlio Nerone, si dice ne preparasse insalate per tenerlo a bada.

Nel mondo campestre, in Toscana, fino a qualche generazione fa, l’Elleboro era invece un ottimo alleato dei contadini perché si ottenessero in tempo utile pronostici sul raccolto. Si credeva, infatti, che le escrescenze floreali di questa pianta indicassero la qualità del futuro raccolto e più ve ne crescevano più fausto sarebbe stato il raccolto.

Se, camminando per le nostre montagne di questa stagione, dovessi quindi imbatterti in questo lucido e verde virgulto ricorda che non stai guardando una semplice pianticella cresciuta spontaneamente al margine del sentiero, ma una delle più potenti piante officinali della storia nonché l’arma che garantì la vittoria a chi riuscì ad usarla a proprio vantaggio.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

 

 

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